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0136 r
[Fig. 1]
a b
[Fig. 2]
c d
[Fig. 3]
a o n m f
[I]
Quali sono le membra dell'omo che per li loro piegamenti accrescino o diminuiscano; e quali quelle che, crescendone una parte, diminuiscano un'altra; e quali quelle che, diminuendone una parte, accrescano un'altra.
[II]
Quando m s'avvicina allo f, a, polo del piedi, tiene il fermo e lo o si discosta da esso f.
[III]
Li sentimenti che usano forza si debbon fare più evidenti ne' loro muscoli, che quelli che non usano esse forze.
[Fig. 4]
Spalla, a o; omero, n; osso, r h b n a.
[IV]
r h è il muscolo che piega il braccio in angolo ed è solo in tale ofizio; e nasce a mezzo l'aiutorio ed è nella quarta parte del fucile maggiore.
[Fig. 5]
m n o
[V]
Spalla veduta di sopra stando l'occhio più in verso le reni che in verso le parti dinanzi, ed è veduto la padella d'essa spalla dalla parte di dentro, cioè da quella parte che confina colle coste, e questo è fatto per scoprire il muscol massimo mno.
[Fig. 6]
a b c d e f g h m n o p q r
[VI]
Dimostrazione de' siti e appiccatura delli muscoli della spalla. Ma figura prima le ossa e poi questi, e con questi si dirà la valitudine de' muscoli.
[VII]
Farai la spatula denudata de' sua muscoli e poi vestita, mostrandole innuda la fronte dell'aiutorio, la qual si debbe vestire dell'opposità parte de' medesimi muscoli di tale spatula. Dipoi mostra la fronte dell'aiutorio.
[Fig. 7]
a b c d f g m n o p s
[VIII]
a, muscol massimo della spalla, passa infra o b e occupa tutto lo spazio s c, appiccandosi solamente nelli stremi della padella della spalla.
n, musculo, passa infra dm e occupa lo spazio f g, fermandosi co' sua stremi dello spazio che lo riceve.
I sopradetti muscoli non son fermi, se non nelli stremi de' lor ricettaculi e nelli stremi delle lor corde; e questo ha fatto il maestro acciò che li muscoli sieno liberi e spediti a potere ingrossarsi e accortarsi e assottigliarsi e allungarsi secondo la necessità del mobile da loro mosso.
[X]
E ingegnati di conservare la sanità, la qual cosa tanto più si riuscirà quanto più da' fisici ti guarderai; perché le sue composizione son di spezie d'archimia, della qual non è men numero di libri ch'esista di medicina.
[IX]
E tu, omo, che consideri in questa mia fatica l'opere mirabili della natura, se gudicherai esse cosa nefanda il distruggerla, or pensa essere cosa nefandissima il torre la vita all'omo, del quale, se questa sua composizione ti pare di maraviglioso artifizio, pensa questa essere nulla rispetto all'anima che in tale architettura abita e, veramente, quale essa si sia, ella è cosa divina sicché lasciala abitare nella sua opera a suo beneplacito e non volere che la tua ira o malignità destrugga una tanta vita che, veramente, chi nolla stima nolla merita, poiché così mal voletieri si parte dal corpo e ben credo che 'l suo pianto e dolore non sia sanza cagione.