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[Fig. 1]
d
[I]
Chi biasima la somma certezza delle matematiche si pasce di confusione, e mai porrà silenzio alle contraddizioni delle sofistiche scienzie colle quali s'impara uno eterno gridore.
[V]
Giustino.
[II]
E, in questo caso, i' so che ne acquisterò pochi nemici. Con ciò sia che nessun crederà ch'io possa dire di lui perché pochi son quelli a chi i sua vizi dispiacino, anzi, sol quelli omini li dispiaciano che son di natura contraria a tali vizi. E molti odiano li padri e guastan le amicizie reprensori de' sua vizi, e non vale esempli contrari a esse, né nessuno uman consiglio.
[III]
E se alcuno se ne trova vertuoso e bono, nollo scacciate da voi, fàtteli onore, acciò che non abbia a fuggirsi da voi e ridursi nelli ermi o spelonche, o altri lochi soletari, per fuggirsi dalle vostre insidie. E se alcun di questi tali si trova, fàteli onore perché questi son li nostri idei terresti; questi meritan da noi le statue e li simulacri, onori. Ma ben vi ricordo che li lor simulacri non sien da voi mangiati, come accade in alcuna regione dell'India che, quando loro simulacri operano alcuno miraculo secondo loro, li sacerdoti lo tagliano in pezzi, essedo di legno, e ne danno a tutti quelli del paese non sanza premio; e ciascun raspa sottilmente la sua parte e mette sopra la prima vivada che mangiano. E così tengan per fede aversi mangiato il suo santo e credan che lui li guardi poi da tutti li pericoli. Che ti pare, omo, qui della tua spezie? Se' tu così savio come tu ti tieni? Son queste cose da esser fatte da omini?