Magnifico Presidente, io mando costì Salaì,
mio discepolo, il quale di questa fia apportatore,
e da lui intenderete a bocca la causa del mio
tanto sopra ...
Magnifico Presidente, io ho ...
Magnifico Presidente, essendomi io più volte
ricordato delle profferte fattomi1 da Vostra
Eccellenzia, più volte ho preso sicurtà di scrivere e di ricordare a quella la promessa fattomi a l'ultima partita, cioè la possessione di quelle 12 once d'acqua donatomi dal cristianissimo Re. Vostra Signoria sa che io non entrai in essa possessione, perché in quel tempo ch'ella mi fu donata era carestia d'acqua nel Navilio, sì pel gran secco, come per non essere ancora moderato li sua bocchelli, ma mi fu promesso da Vostra Eccellenzia che, fatta tal moderazione, io arei l'attento2 mio. Di poi intendendo essere acconcio il Naviglio, io scrissi più volte a Vostra Signoria e a Messere Girolamo da Cusano, che ha apresso di sé la carta di tal donagione, e così scrissi al Corigero e mai ebbi risposta. Ora io mando costì Salaì, mio discepolo, apportatore di questa, al quale Vostra Signoria potrà dire a bocca tutto quel che seguitò; della qual cosa i' priego Vostra Eccellenzia.
Io credo esser costì in questa Pasqua per esser presso al fine del mio piateggiare3, e porterò con meco due quadri di Nostra Donna che io ho cominciate e holle ne' tempi che mi sono avanzati, condotte in assai bon porto. Altro non mi accade, ypo e4.
Magnifico Signore5, l'amore che Vostra Eccellenzia m'ha sempre dimostro, e benifizi ch'io ho ricevuti da quella, al continuo mi son dinanzi.
Io ho sospetto che la poca remunerazion de' gran benifizi, ch'io ho ricevuti da Vostra Eccellenzia, non v'abbino fatto alquanto turbare con meco; e questo è che di più lettere che io ho scritte a Vostra Eccellenzia, i' non ho mai auta risposta. Ora io mando costì Salaì per fare intendere a Vostra Signoria come io son quasi al fine del mio letigio co' mia fratelli, e come io credo essere costì in questa Pasqua e portare con meco due quadri, dov'è su due Nostre Donne di varie grandezze, le quale io ho cominciate pel cristianissimo Re o per chi a voi piacerà. Arei ben caro di sapere alla mia tornata di costà, dove io ho a stare per istanzia6, perché non vorrei dare più noia a Vostra Signoria; e ancora, avendo io lavorato pel cristianissimo Re, se la mia provvisione è per correre o no. Io scrivo al presidente di quell'acqua che mi donò il Re, della quale non fui messo in possessione per esserne carestia nel Navilio per causa de' gran secchi e perché i sua bocchegli non eran moderati; ma ben mi promisse che, fatta tal moderazione, e' ne sarei messo in possessione. Sì che io vi priego che, scontrandosi in esso presidente, non vi incresca che, ora che tali bocchelli son moderati, di ricordare a detto presidente di farmi dare la possessione d'essa acqua, che mi parve intendere che in gran parte stava a lui. Altro non mi accade. I' sono sempre a' vostri comandi.
Buon dì messer Francesco, puollo fare Iddio che di tante lettere ch'io v'ho scritto, che mai voi non m'abbiate risposto? Or aspettate ch'io venga costà, per Dio, ch'io vi farò tanto scrivere, che forse vi rincrescerà.
Caro mio messer Francesco, io mando costì Salaì per intendere dalla magnificenzia del presidente che fine ha [a]uta quella moderazione dell'acqua che alla mia parti[t]a fu ordinata per li bocchelli del Navilio, perché el magnifico presidente mi promise che, subito fatta tal moderazione, io sarei spedito. Ora egli è più tempo che io intesi che ['l] Navilio s'acconciava e similmente i sua bocchelli, e immediate scrissi al presidente e a voi, e poi ripricai e mai ebbi risposta. Adunque voi degnerete di rispondermi quel che seguitò e, non essendo per ispedirsi, non v'incresca, per mio amore, di sollecitarne un poco il presidente e così messer Girolamo da Cusano, al quale voi mi raccomanderete, e offeretemi a sua magnificenzia.