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Questi libri contengano, in ne' primi, della natura dell'acqua in sè, ne' sua moti; li altri contengano delle cose fatte da e' sua corsi, che mutano il mondo di centro e di figura.
Libro 9°, delli iscontri de'fiumi, e lor frusso e refrusso; e la medesima causa lo crea nel mare [In corrispondenza al tratto di Leonardo prosegue verticalmente lungo il margine sinistro:] per causa dello stretto di Gibiltar; e ancora accade per le voragine.
[In margine, fig.:]
a b d c.
Se 2 fiumi insieme si scontrano per una medesima linia, la qual sia retta, e poi infra 2 angoli retti piglino (lor c) insieme lor corso, e' seguirà il frusso e refrusso, ora a l'uno fiume, ora all'altro, avanti che sieno uniti, e massime se l'uscita della loro unizione no sarà più veloce che quand'eran disuniti.
Qui accade 4 casi, cioè : o li due fiumi sono equali in quantità d'acqua e non di corso, o e' sono equali di corso e non di quantità d'acqua, o e' non sono equali, né di corso, né d'acqua, o e' sono equali di corso e d'acque. (Anc) Queste 4 differenzie si causano per effetti : nel(li) (2 primo, che è (inequa) equale in quantità d'acqua e non in corso, questo nasce per le varie obbliquità de' lor fondi, che que[l], che è più veloce, è meno obbliquo e tiene in sè più bassa l'acqua, e l'altro, che li viene per incontro, è più obbliquo e tien l'acqua più profonda. Quelli che sono equali di corso e non d'acqua, diriva (per la ancora) per la varieta de (fondi) le larghezze (lo) de' fiumi, e non dell'obliquità de' fondi. Quelli che (so) non sono equali, né di corso, né d'acque, po nascere per cause : o l'uno à manco acqua e più veloce che l'al(s)tra, e po fare equalità di ringorgamento refrussivo; ma più lungo fia quello ringorgamento dell'acqua più piana, e manco acquisto di profondità; l'altro opposito ringorgamento sarà più corto e più (po) profondo. Il 4° modo è quello, dove (l'acq) li 2 fiumi sono equali in quantità d'acque e in corso; questo per necessità è causato da equa[l] quantità d'acque, a equal profondità, latitudine e obliquità di fiumi. I fiumi sopra detti, che si scontrano insieme con corso di com(j)une rettitudine e po' si piegano con equali angoli e si uniscano alla creazion d'un fiume, e ancora che essi sieno equali (di corso e) di quantità d'acqua (come dissi nel primo caso di quest'ultima e pi) e di latitudine, obbliquità (o p), e' po accadere che non saranno equali di profondità; e la causa nascerebbe d'avere più lunga osservazione d'obliquità l'un che l'altro, la quale lunghezza, essendo retta, farebbe il corso della sua acqua più veloce che la sua opposita, onde ne seguirebbe manco profondità, per la 7.a de 5.°, che dice che (infra li fiumi d'equal latitudine e obliquità di fondo, quel sarà di minor profondità, il quale fia più veloce, ancora che in pari tempo versi tanta quantità d'acqua l'un come l'altro), e questa detta velocità è causata da più lunga rettitudine d'obbliquità l'un che l'altro. (Se una medesima lunghezza di fiume) (Se due fiumi d'equal longitudine saran l'un retto e l'altro tortuoso, ancora che sieno equali in quantità d'acqua (versata in pari), cioè, dato alli principî equale acqua a ciascuno, e che sieno d'equal latitudine e obbliquità, quel sarà di maggior velocità, che fia(rà) più diritto, e l'altro fia tanto più profondo, quanto esso è più tardo), proponendo a ciascuno uniforme obliquità in ogni parte di suo corso, e così (latiut) latitudine. E questo, che si propone, accade per causa delle ripercussione, che l'acqua fa nell'argine del fiume tortuoso, la qual ri(balza)sal[t]a alla opposita concavità (e) attraversando il fiume, onde tanto più cresce (tal fiume) il corso (d'acqua) del fiume, quanto sono più l'intraversamenti e piegamenti dell'acqua nel fiume dall'una argine all'altra.
[In margine, di fianco all'ultima parte del testo precedente che tratta della luna, due figure; sotto ad esse la seguente nota:]
Vedi qui posti 2 fiumi, ne' quali entra equale acque, e son d'equal lunghezza, larghezza, obbliquità, (ma non propo) e non sono equali, né in velocità, né in profondità. E questo accade, perché l'uno è tortuoso, e l'altro diritto; che ne seguita, che nel fiume torto (l'acq) il corso della sua acqua è più lungo che non è la lunghezza del fiume, né di ciascuna sua argine, perché il serpeggiare suo dall'un all'altro li cresce lunghezza di corso; e l'acqua del fiume diritto (f[.]) fa così equale il corso, quanto ciascuna argine del fiume.
[In alto, in margine1:]
Come le macchie della luna son variate da quel che già furon, per causa del corso delle sue acque.
Della luna.
Nessun corpo opaco è compresso dal razzo solare con equale alluminamento, ma tanto fia più potente il lume, quanto esso corpo riceve il razzo del sole in fra angoli più equali, onde resta disuniforme mente alluminato. E qui la luna, essendo corpo sperico e opaco, resta, nelle sue parte atte a pigliar lume, d'equale chiarezza; e questa, per quel ch'è detto di sopra, non po essere, s'ella non fussi acqua; essendo acqua sperica, essa non po pigliare il razzo solare, e renderlo per refressione alli occhi nostri, se non in nel razzo incidente, ch'è piccolo a rispetto della quantità di tal corpo lunare; onde per necessità si concede, l'onde marine, e ognuna per sè, piglia un razzo solare, e la oscurità interposta infra li colli delle onde s'infonde infra le spezie (ra) luminose, e non rende tal chiarezza, [Prosegue occupando la colonna principale:] qual farebbe se la sua acqua fussi sanza l'onde, imperò che, se così fussi, una parte della luna sarebbe di sì grande splendore, quanto si fussi il sole propio, e farebbe come far si vede nelle nostre acque sanza l'onde, nelle quali si vede il simulacro del sole in tal modo specchiato, che pare che non altrementi impedisca li occhi umani, che si faccia il vero sole; il che il simile accaderebbe, se l'acqua della luna non avessi onde : (Noi vediamo in una acqua sanza l'onde un solo simulacro del sole specchiato, non altrementi luminoso che si sia il vero sole; e vediamo 'n'una innumerabil quantità d'onde d'acqua innumerabili (soli s) simulacri del sole specchiarsi, e per li innumerabili intervalli dell'onde, che non (te) ricevan tale simulacro e rimangano oscuri, quella moltitudine di tali oscurità si mischiano infra li detti simulacri del sole e si confondano insieme per la lor diminuizione, fatta per lunga distanzia dall'occhio nost[r]o : diminuiscano in tal modo, che si perde la forma dell'onda ombrosa e luminosa, onde resta un tale sprendore, che l'o( )cchio lo po poi meglio sostenere. E perché l'onde del mare inverso l'orizzonte non ti lascian vedere le loro ombrose concavità, perché li colmi delli lor colli l'occupano, e si vede molto maggiore (spl) e più unito splendore che inverso il mezzo, el medesimo si vede nella luna; il che sarebbe pel contrario, se nella luna non fussi acqua, ma corpo chiaro o candido, atto più a ricevere il lume del sole che 'l suo proprio simulacro. E se ti paressi che la luna avessi lume da sè alquanto, certo tu erreresti; e quel lume, che tu vedi alla sua tornata, in mezzo al suo cerchio, è ch'ella vede la nostra terra che riceve il lume dal sole, e fassi luna in quinta decima; e così fa il dì, quand'ell'à 'l sol disopra, ma lo splendore dell'aria ce la toglie, sì com'ella delle stelle.