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[I]
Da' le misure a' diti dell'omo natomizzato d'ogni membro e de' siti.
[II]
Misenteria.
[III]
Dimandasi perché le vene ne' vecchi acquistino gran lunghezza e, ancora, si fan fressuose quelle che solean essere diritte, e s'ingrossan tanto di pelle ch'ella si richiude e proibisce il moto del sangue. E di qui nasce la morte alli vecchi sanza malatia.
[IV]
Giudico che quella cosa più s'aumenti ch'è più vicina al suo nutrimento e, per questo, essendo tal vene guaina del sangue che nutrisce il corpo, notrisca tanto più le vene quanto esse son più vicine al sangue.
[Fig. 1]
a b
[V]
Notrisce la basa del zirbo.
[VI]
Le vene a b ristringan tanto ne' vecchi ch'el sangue per quelle perde il moto, onde si marcisce all'ordinario; ma non vi può più penetrare il sangue nuovo che lo scavi come solea, ché vien dalla porta dello stomaco, onde esso sangue buono si corrompe fori delle budella. E così mancano li vecchi sanza febbre quando son di lunga età.
[VII]
E perché le budella ne' vecchi sono forte strette.
[VIII]
La vena che s'astende infra la porta del fegato e la porta della milza ha le sue radice con cinque ramificazione, ramificanti nelle cinque penule del fegato; e, a mezzo il suo tronco, nasce un ramo, il quale rami fia i' nutrimento della basa del zirbo e s'astende in tutte le sue parte; e, poco più oltre, si leva un ramo in alto e si congiugne alla parte sinistra inferiore dello stomaco e, poi, finisce alquanto più innanzi con due rami alla congiunzione della milza e vassi ramificando per la sua quantità.
[IX]
Mostrasi qui essere impossibile il trarre la milza alli omini come è creduto da quelli che ignorano la sua essenzia, sicché, come qui si dimostra, no si pò trarre de' corpi sanza morte. E questo accade per le vene colle quali essa notrisce lo stomaco.
[X]
Vene, che per lo ingrossare (ne' vecchi) delle lor toniche, restringano il transito del sangue; e, per questa carestia di nutrimento, li vecchi, mancando a poco a poco, co' lenta morte destruggano la loro vita sanza alcuna febbre. E questo accade per carestia d'esercizio che il sangue non si riscalda.