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[I]
Ho trovato nella composizione del corpo umano che, come in tutte le composizioni delli animali esso è di più ottusi e grossi sentimenti, così è composto di strumento manco ingegnoso e di lochi manco capaci a ricevere la virtù de' sensi. Ho veduto nelle spezie leonina nel senso dell'odorato avere parte della sustanzia del celabro discendere in assai capace ricettaculo contro al senso dello odorato, il quale entra infra gran numero di sacculi cartilaginosi con assai vie contro all'avvenimento del predetto celabro.
[II]
Li occhi della spezie leonina hanno gran parte della lor testa per lor ricettaculo, e li nervi ottici inmediate congiugnersi col celabro, il che alli omini si vede il contrario, perché le casse delli occhi sono una piccola parte del capo e li nervi ottici sono sottili e lughi e deboli. E però debole operazione si vede di loro il dì e, peggio, la notte. E li predetti animali veggan me' la notte che 'l giorno. E 'l segno se ne vede perché predano di notte e dormano il giorno, come fanno ancora li uccelli notturni.
[V]
Taglialo per mezzo e figuralo come le strade dell'orina se semino e come si destillano.
[VII]
...li poli uritidi versano orina nella vescica e entrano per la parte superiore della vescica, perché tali pori son congiunti nella parte posteriore della vescica, la qual parte, stando col corpo in giù, rimangano di sopra e così possano l'entrate dell'orina stare aperte e dare tanta urina alla vescica che l'empia.
[IV]
In effetto l'omo no si varia dalli animali se non nell'accidentale, col quale esso si dimostra essere cosa divina, perché dove la natura finisce il produrre le sue spezie, l'omo quivi comincia, colle cose naturali, a fare, coll'aiutorio d'essa natura, infinite spezi; le quali, non essendo necessarie a chi ben si corregge, come fan li animali, a essi animali non è disposizion cercarne.
[III]
La luce ovver popilla dell'occhio umano, nel suo crescere e diminuire, cresce e manca la metà della sua grandezza e, nelli animali notturni, manca e cresce più che la centesima parte della sua grandezza. E questo fia veduto nell'occhio del gufo, uccel notturno, collo appressarli all'occhio un torcio acceso e, più, se lo farai guardare nel sole, che, allora, li vedrai la popilla, che prima tenea tutto l'occhio, diminuire alla grandezza d'un grano di miglio. E in tal diminuizione si ragguaglia colla popilla dell'omo, e parli le cose chiare e lustre del medesimo colore che in tal tempo paiano all'omo; e, tanto più, quanto el cervello di tale animale è minore che'l cervel dell'omo. Onde accade che, crescendo tal popilla nel tempo notturno cento volte più che quella dell'omo, vede cento volte più lume che l'omo, in modo tale che essa potenzia visiva non è poi superata dalle tenebre notturne, e la luce dell'omo, che sol raddoppia sua quantità, vede poco lume e quasi come il pipistrello, il quale non vola ne' tempi di troppa oscurità.