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0114 v
[Fig. 1]
a c m n
[Fig. 2]
a
[Fig. 3]
o
[Fig. 4]
u
[I]
Lettere vocali.
Il panniculo interposto, infra 'l transito che fa l'aria quanto per il naso e quanto per bocca, è sol quello che l'omo adopera a pronunziare la lettera "a", cioè il panniculo a n. E faccia la lingua e le labbra ciò che far si pò, mai impedirà che l'aria che spira della trachea non pronunzi "a" in essa concavità a n. Ancora lo "u" nel medesimo loco si forma collo aiuto delli labbri, li quali si stringano e alquanto si gittano in fuori, e quanto più tali labbri si gittano in fori, meglio per lor si pronunzia la lettera "u". Verò è che lo epigloto m s'innalza alquanto in verso il palato, e se non facessi così lo "u" si convertirebbe in "o", il qual "o"...
[II]
E se quando "a o u" si pronunziano con intelligibile e spedita pronunzia, egli è necessario che nella continua lor pronunziazione sanza intermission di tempo che l'apritura de' labbri si vadi al continuo restrignendo, cioè larghi saranno nel dire "a", più stretti nel dire "o" e assai più stretti nel pronunziare "u".
[III]
Provasi come tutte le vocali son pronunziate colla parte ultima del palato mobile, il qual copre l'epiglotto. E ancora tal pronunziazione vien dalla situazione delle labbra colle quali si dà transito al vento che spira, che con seco porta il creato sono della voce, il quale sono, ancora che le labbra sieno chiuse, spira per le anari del naso.
Ma non sarà mai per tal transito dimostratore d'alcuna d'esse lettere, ecc. Per tale experienzia si pò con certezza concludere non la trachea crere alcuno sono di lettera vocale, ma il suo uffizio sol s'astende alla creazion della predetta voce e, massime, nel "a o u".
[IV]
a e i o u
ba be bi bo bu
ca ce ci co cu
da de di do du
e
fa fe fi fo fu
ga ge gi go gu
la le li lo lu
ma me mi mo mu
na ne ni no nu
pa pe pi po pu
qa qe qi qo qu
ra re ri ro ru
sa se si so su
ta te ti to tu
. . . . .
[Fig. 5]
a b c d e g
[V]
La lingua è trovato avere ventiquattro muscoli, li quali rispondano alli sei muscoli di che è composto la quantità della lingua che si move per boca. Ora è da cercare questi ventiquattro muscoli in che modo essi si dividino ovver compartino nel servire la lingua nelli sua necessari moti, li quali sono molti e diversi. E, oltre a di questo, è da vedere in che modo li nervi discendano a quella dalla basa del cervello e in che modo e' si vanno destribuendo e ramificando per essa lingua. E ancora è da notare dove e in che modo li ventiquattro detti muscoli si convertino in sei nella composizion da lor fatta nella lingua. E ancora si figuri donde tal muscoli abbino origine, cioè nelli spondili del collo nel contatto del meri, e alcuni nella mascella di dentro e alcuni nella trachea di fori e dal lato. E così come le vene li nutrichino e come l'aterie gli dieno li spiriti, ecc. Come li nervi li dieno il sentimento.
[VI]
Ancora descriverai e figurerai in che modo l'uffizio del variare e modulare e articulare la voce nel cantare è semplice uffizio delli anuli della trachea mossi dalli nervi reversivi, e, in questo caso, la lingua in alcuna parte non s'adopera. E questo resta provato nell'avere io prima provato che le canne dell'organo non si fanno più grave o più acute per la mutazione della fistola (cioè quel loco dove si genera la voce) nel farla più larga o più stretta, ma sol per la mutazione della canna in larga o stretta o in lunga o corta, come si vede nell'astensione o rattrazione della tromba torta, e ancora nella canna immobile di larghezza o lunghezza si varia la voce nel darle il vento con maggiore o minore ímpeto. E questa tal variazione non è nelle cose percosse co' maggiore o minore percussione, come si sente nelle campane battute da minimi o massimi percussori. E il medesimo accade nell'arterie simili in larghezza e varie in lunghezza. Ma qui la più corta fa maggiore e più grave strepito che la più lunga. E in questo più non m'astenderò, perché nel libro delli strumenti armonici n'è trattato assai copiosamente e per questo io ripiglierò il lasciato ordine dello uffizio della lingu.
[VII]
Adoperasi la lingua nella pronunziazione e articulazione delle sillabe componitrici di tutti i vocaboli. Ancora s'esercita essa lingua nella necessaria revoluzione del masticato cibo e nel nettare di quello la intrínseca parte della boca insieme colli denti. E li principali sua moti sono sette, cioè: astensione e restrinsione e attrazione, igrossazione e raccortare, dilatarsi e assottigliarsi. E di questi sette moti ve ne è tre composti, perché non se ne può generare uno che non se ne generi un altro a quel primo congiunto per necessità. E questo è il primo col secondo che disse astendere e restrignere, perché tu non puoi distendere una materia astensibile che quella non si ristringa e assottigli per tutti li sua lati. E simile accade nel terzo e quarto moto contrari alli dua primi, cioè ingrossare e raccortare essa lingua. Seguita il quinto e sesto moto che ne fanno il terzo moto composto di tre moti, cioè dilatare, assottigliare e raccortare. Ma qui si potrebbe forse arguire colla difinizione della verga, la quale riceve in sé tanto di calore naturale che, oltre al suo ingrssarsi, si rallunga assai, ecc.
[VIII]
Fa' il moto della lingua del picchio.
[IX]
Ancora che lo ingegno umano in invenzioni varie rispondendo con vari strumenti a un medesimo fine, mai esso troverà invenzione più bella né più facile, né più breve della natura, perché nelle sua invenzioni nulla manca e nulla è superfluo, e non va con contrappesi quando essa fa li membri atti al moto nelli corpi delli animali, ma vi mette dentro l'anima d'esso corpo componitore, cioè l'anima della madre che, prima, compone nella matrice la figura dell'omo e, al tempo debito, desta l'anima che di quel debbe essere abitatore. La qual prima resta addormentata e in tutela dell'anima della madre, la qual nutrisce, vivifica per la vena umbilicale con tutti li sua membri spirituali. E così seguita insin che tale umbilico li è giunto colla secondina e li cotiledoni, per la quale il figliolo si unisce colla ma e questi son causa che una volontà, un sommo desiderio, una paura che abbia la madre o altro dolor mentale, ha potenzia più nel figliolo che nella madre, perché spesse sol le volte che il figliolo ne perde la vita, ecc.
[X]
Questo discorso non va qui, ma si richiede nella composizion delli corpi animali. E il resto della difinizione dell'ania lascio nelle mente de' frati, padri de' popoli, li quali, per ispiritat'azione san tutti li segreti.
[XI]
Lacia star le lettere incoronate perché son somma verità.
[XII]
Infra le cose equali la più remota si dimostra minore e tal fia la proporzione delle diminuizioni qual fia quelle delle distanzie.