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[I]
Cerca li nervi motivi delli occhi per tutti li aspetti e considera se li principali son quattro o più o men, perché in tutti li infiniti moti quattro nervi fanno il tutto, perché subito che tu esci della giuridizione d'un d'essi quattro nervi, tu acquisti del favore e aiuto del secondo nervo, e così seguita.
De' nervi motivi della voce e come essi adoperino nelle voci acute e gravi e mediocle.
De' nervi che aprano e serrano li vasi ovver porte de' ventriculi spermatici.
De' nervi, o voi dire muscoli, che serran la porta della viscica.
De' nervi e muscoli che mandano fori la sperme della verga con tanta veemenzia.
Di muscoli che serrano l'anulo.
Del muscolo detto verme, che sta nell'un de' ventriculi del cervello, il quale s'allunga e raccorta per aprire e serrare il transito della imprensiva, ovver senso comune, alla memoria.
Tutti li detti serrami sono aperti dalla cosa che esce del loco da lor serrati, come l'anulo dalle superfuità del cibo, e poi si riserra per causa de' muscoli. E il simile fanno le porte de' ventriculi spermatici, li quali sono aperti dall'impeto della premuta sperme e poi riserrati dalli sua muscli. Ancora il simile fa l'orina alla porta della sua viscica, cioè che la potenzia dell'orina, premuta orina, apre essa porta, e li muscoli sua particulari son quelli che la riserrano. E 'l simile fia trovato nella bocca della verga e della vulva e della matrice e di tutte le cose che ricevano la cosa necessaria e scacciano la superfrua.
Molte son le parte de' meati che nella morte restano aperte che prima stavano chiuse, cioè anulo, vulva, labbra e antiporte del core. Ma quelle che si serran per la morte è la bocca della matrice.
[Fig. 1]
a b c d e f m n
[II]
Dell'acqua che per equigiacente canna spira, quella parte della sua intersegazione darà più remo dalla bocca di tal nna, la quale na più vicina al ceno della bocca di tal anna.
[III]
Sperimentala 'n un taglio diretto, fatto 'n un vaso.
[IV]
L'acqua che per canna surge, quella più s'innalza che sarà più remota dalle pariete d'essa canna.
[Fig. 2]
[Fig. 3]
a b c d e f
[VI]
La concavità dell'emiciclo refrette la percussione del sangue con grande e veloce impeto inverso il centro del triangolo a b c, dove esso appoggia l'angolo dell'usciolo.
[VII]
Il tempo del serrare del core e del percotere colla cuspide il costato, e del battimento del polso e dello entroito del sangue nell'antiporto del core è un medesimo.
[VIII]
Tante son le volte che questa porta manda fori il sangue, quanto son le volte che il core batte e, per questo, li febbricanti s'infocano.
[IX]
Molto più acquista d'altezza il mezzo del sangue che surge per il triangolo a b c che quel che surge per i lati d'esso triangolo. Con ciò sia che quel del mezzo del triangolo manda il suo impeto a dirittura in alto, e quel che surge da i lati sparge il suo impeto per moto laterale e percote le frote delli archi delli emicicli; e seguita la concavità d'esso emiciclo sempre declinando insin che percote la concavità della basa di tal emiciclo, e poi si rivolta in su con moto refresso, e si va raggirando per moto circunvolubile in se medesimo, insin che consuma il suo impeto.
E l'ultima altezza è quella dell'ultimo sangue che entra nell'antiporto del core, dirieto al quale segui la perfezione della serratura fatta dalla porta del core. E tutte questi moti son fatti.
[Fig. 6]
a b c d e f g
[X]
Dubitasi qui se li panniculi che serrano il sangue nell'antiporto del core, cioè nella basa dell'arteria adorti, se la natura avessi potuto fare sanza essi o no. Con ciò sia che manifestamente si vede come le tre pariete, ovver cardine, dove tal porte panniculari del core sono stabilite, son quelli che serrano esso sangue fori del core col loro confiamento quando il core si riapre dalla parte di sotto a esse porte. E questo ultimo serramento fa la natura acciò che la gran potenzia che fa il core in esso sinistro ventriculo, nel suo riaprirsi per attrarre a sé il sangue destillato per li stretti meato del pariete che 'l divide dal ventriculo destro, no avessi, per restaurare il vacuo, a tirarsi dirieto i sottilissimi panniculi delle predette porte del core.
[XI]
La revoluzione del sangue nell'antiporto del core, basa
[Fig. 7] dell'arteria aorta, serve a due effeti, de' quali il primo è che essa revoluzione multiplicata per più aspetti fa in sé n confregazione, la al riscalda e assottiglia il sangue e aumenta e vivifica li spiriti vitali, li quali sempre si mantengano nel caldo e umi. Il secondo effeto d'essa revoluzion di sangue è di riserrare l'aperte porte del core col suo primo moto refresso con perfetta serratura.
[Fig. 13]
a b c d m n o
[XII]
La refressione fatta dal a o b contro all'angolo c non ha alcuno contrario che la impedisca come hanno li circuli che si generan nell'acqua che percotano e penetran l'un nell'altro e inpediscan l'impeto l'un dell'altro, perché il moto loro incidente diminuisce dopo la percussione perché si converte in moto refresso, il quale sempre è minore che il moto incidente. Adunque non avendo la percussione fatta dal sangue nell'emiciclo a o b alcuno impedimento di moto contrario che venga per la linia d c, perché in d non è alcuna percussione, egli è necessario che la cosa refressa dall'emiciclo a o b adoperi tutta la sua massima potenzia nel riserrare l'angolo a c b. E così s'è interpretato perché la natura fece tale porte in numero trinario e non queternario o altro numero. Per que' quanto fussi stato maggiore nomero li angoli, ovver triangoli delli uscioli, eran più deboli che le angoli delle tre porte.
[XIII]
Carboni.
[XIV]
Carbone che scalda in mezzo.
[XV]
[* - ] L'occhio ha una sola linia cle e tutte le cose che ven all'occhio per essa linia sono ... vedute. D'intorno a essa sono infinite altre linirenti a essa centrale, le quali son di tanta minore valitudin quanto esse son di maggiore remozione dalla cetrale [ - *].
[Fig. 19]
r s t v x
[Fig. *20*]
r s t v x
[Fig. 21]
m n
[Fig. 22]
a b d
[XVI]
Il simulacro.
Perché l'obbietto veduto dall'occhio che si storce sopinto lateralmente da l'un de' diti per qualunche verso fa contrario moto a quel ch'è fatto da esso occhio. Questa par che nasca, come mostra la figura di sopra, cioè che se 'l concorso dell due centrali r t-s t terminano nell'angol t e rimane in disparte le linie s x-s v non centrali, e se tu spigni l'occhio s in giù, tu dislochi la maestra s t del suo loco nel qual si move la linia s x. E perché tanto fa a movere l'obbietto in verso la linia, quanto la linia in verso l'obbietto, adunque, movendo la linia s x in verso t, obbietto, e' par che esso obbietto t si mova nel sito x dov'è la linia s x.
[Fig. 23]
a b c d e f
[XVII]
Le molte cose poste l'una dopo l'altra dinanzi alli due occhi con ispazi noti e spediti, esse cose parran tutt doppie eccetto quella che sarà meglio vedta, e lo spazio interposto infra esse duplcazioni parran tanto maggiori quanto tal obbietti saran più vicini all'occhio nel riguardare l'ultima. Ma se tu riguardi la prima, li detti spazi par tanto minori quanto l'obbtto è più vicino all'occhio.
[Fig. 26]
a b c d e f
[Fig. 27]
a b c m n o p q r s t v x y z
[XVIII]
Qui le cose raddoppiano alla virtù visiva parendo dieci meno una, e così fanno in ciascun numero, cioè sempre raddoppiando e levando un di ciascuna som che resulta di tal duplamento. E cominciasi da 2, il quale dupplato, e della somma levato 1 resta 3. Adunque il binario veduto dalli due occhi parrà trinario. E se metterai 100, raddoppialo e leva 1, resta 199; e così 100 cose poste l'una dopo l'altra, dinanzi alli tua occhi parran 199. E la causa che fa levare quell'una e restare in numero dispari, è che l'angolo delle due linie centrali che concorrano nell'un delli obbietti bene veduto e inteso non intersega esse linie dopo la creazione di tale angolo, e termina le due linie sopra un medesimo obbietto. E alli due occhi uno obbietto non pare due, come accade nelli obbietti veduti da ciascun binario di linie visuali non centrali.
[Fig. 28]
a b c
[XIX]
Lo stizzo menato in cerchio passa per infinite linie aderenti e per quel pare unito esso cerchio per l'aria.
[XX]
E la gocciola che piove s'allumina dal sole secondo la veduta dell'occhio; e innel suo transito par continua per tanto spazio per quanto essa mostra tutti li colori dell'arco celeste, e questo fa maggiore o minore secondo la distanzia.