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Casi 24.
[Fig.1.a] Come si misura le profondità de' pelaghi nel sito, dove l'acqua, che dentro vi cade, lo percuote. Se la acqua fa angoli (retti o no ne fa) sopra il suo fondo, nelle sue rivolture, o no. Come li angoli de' [Fig.2.a] letti de' fiumi son creati dalla congiunzione di due acque, che insieme si scontrano. Quella acqua, che più corre, più cava il suo fondo. Quando una corrente diritta è più stretta che la corrente, che dentro vi versa, ella è tanto più profonda (quan) che quella, che vi mette, quanto ell'è più stretta. Quando (la corrente) la corrente (che) lateralmente ricieve corrente più stretta di sè me[de]sima, allora la più larga è tanto manco profonda, quant'essa fia più larga. Quivi sarà l'acqua più profonda, dove più correnti [Fig.3.a] insieme si congiungano. Dove una corrente più si dilata, quivi è minor profondità. Quando nel pelago si scontra due o più correnti, allora il lor moto refresso fia circunvolubile, e 'l suo maggior fondo sarà poco dopo la lor congiunzione, e 'l fondo minore fia inverso il centro del predetto moto circulare; ma fia fango, e vicino a quello sarà rena, e nel più profondo fia cose più grave e meno atte a moversi coll'acqua. Ma, quando il moto circunvolubile è per sè fori del pelago, separato dalla corrente, allora la [Fig.4.a] sua minor profondità fia ne la congiunzione, che fa il cerchio dell'acqua colla sua corrente, e sarà tagliente nella sua sommità, e profondo a piè del colle, che divide la corrente dal retroso. Quando l'acque ànno rotto in qualunche parte di qualunche pescaia, el rimanente è siguro da (pi) altre rotture. Se'l transito, che fa l'acqua per le rotture delle pescaie, truova gran lunghezza di rottura, cioè, che la argine della [Fig.5.a] pescai[a] sia grossa, allora si farà profondità circa al mezzo del corso dell'acqua, che per tal rottura passa, cioè, dov'ella finirà il suo arco sopra del fondo. Ma se l'argine sarà stata (s) di poca grossezza, allora l'acqua, che passa per la sua rottura, finirà il suo arco dopo tal rottura d'argine; e sotto tale arco fia poca profondità, e grande fia nel fondo percosso dalla caduta dell'ac(g)qua (e circa) e intorno a essa percussione. Sempre la poca profondità de' fiumi fia sotto li archi de le sue onde, e grande fia nelle vallate o vero spazi di tale onde. (la) L'acqua corrente, che con seco porta materia, spesso si fa, con quella, argine e ostaculo al suo movimento diritto, onde si volgie e rompe dalli lati, nella parte più debole, e per tal via dirizza suo corso, insino a tanto che la materia da lei sospinta li rifa nuovo ostaculo, onde di nuovo piega il suo corso, rompendo ess'ostaculo nella parte più debole; e così successiva mente seguita. Li ostaculi creati dal moto delle acque sopra il (suo) fondo, dove si move, camminano con tardi moto dirieto al veloce corso delle acque (sempr), perché l'acqua, che dentro vi percuote, move la rena della sua spiaggia insino alla (sua) sommità del colle di tale ostaculo, e immediate (cade dall'opposita parte a piedi) la parte più lieve seguita il corso dell'acqua con pari velocità, e le parte più grave ruinano rotolando per l'opposità spiaggia del predetto colle, la quale è molto più diritta che la sua salita, (e s) e, giunta a la basa del predetto colle, quivi si ferma, faciendosi s[c]udo di tale ostaculo, dove immediate è ricoperto d'altra rena, che per simil causa ricade, e così sopra a ciascuna particula la basa dello ostaculo integralmente cammina, insino a tanto che si riscopre dinanti (all'ostaculo) quel che dirieto si coperse; e di novo è percosso dall'acqua, e di novo (n) risale il colle, e così ritorna a la sua ruina; e di novo il colle gli (ri) passa di sopra; e così segue successiva mente, insino a tanto (che piglia quasi eterno riposo) che si scontra in maggior corrente, dove tali ostaculi fien di[s]fat[ti] e infusi nella velocità dell'acqua, la quale immediate di quegli s'intorbida, e così tal rena fia po[r]tata con pari corso della corrente, insino a tanto che tale acqua si spande, e ritarda il suo corso, e non è più potente di sostenere le rena, onde di novo ritorna a rifarsi li anti detti ostaculi, i quali s[em]pre sono in mutazione delle lor figure. Quell'acqua sarà più torbida, che fia più veloce. E quell' acqua sarà più chiara, 'n un medesimo fiume, la quale sarà più tarda. Li ostacul[i] dell'acqua ànno, ne' loro intervalli, la massima lunghezza per quella via, dove il corso dell'acqua è più pot[en]te; e 'l minore intervallo fia, dove il corso fia più tardo. Quella parte del fondo del fiume si far[à] più profonda, (ch) dove l'acque del fiume corran più strette; e quella fia di manco profondità, dov[e] l'acque de' fiumi più si spandano. Quando il mi[no]r fiume mette le sue acque nel fiume maggiore, (fa) esso ritarda il suo corso, e le sue acque passa disotto al fiume maggiore; e questo si vede per l'acque torbide del fiume maggiore, che son cavate sotto, a uso di grotta, sotto alle quale si vede l'acqua chiara del fiume minore.
[Sotto alle ultime cinque linee di scritto, presso il margine sinistro, appaiono, in colonna, alcune citre e segni di lettura incerta:]
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