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Del colore dell'aria
Dico, l'azzurro, (che) in che si mostra l'aria, non essere suo propio colore, ma è causato da umidità calda, vaporata in minutissimi e insensibili attimi, la quale piglia dopo sè la percussion de'razzi solari e fassi luminosa sotto (le ten) la oscurità della immense tenebre della regione del fuoco, che di sopra le fa coperchio; e questo vedrà, come vid'io, che andrà sopra mon Boso, giogo dell'Alpi, che divadano la Francia dalla Italia, la qual montagnia à la sua basa che parturisce li 4 fiumi, che rigan per 4 aspetti contrari tutta l'Europa; e nessuna montagnia à le sue base in simile altezza. Questa si leva in tanta altura, che quasi passa tutti i nuvoli, e rare volte vi cade neve, ma sol grandine di state, quando li nuvoli sono nella maggiore altezza; e questa grandine vi si conserva in modo, che, se non fussi la [ra]retà del cadervi e del montarvi nuvoli, che non accade (de s) 2 volte 'n'una età, e' vi sarebbe altissima quantità di diaccio inalzato da li gradi della grandine, il quale di mezzo luglio vi trovai grossissimo; e vidi l'aria sopra di me tenebrosa, e 'l sole, che percotea la montagnia, essere più luminoso quivi assai che nelle basse pianure, perché minor grossezza d'aria s'interponea infra la cima d'esso monte e 'l sole. Ancora, per esemplo del colore, dell'aria alleghereno il fumo nato di legne secche e vecchie, lo quale, uscendo de' camini, pare forte azzurreggiare (e c) quando si trova infra l'occhio e 'l loco oscuro, ma, quando monta in alto e s'interpone infra l'occhio e l'aria alluminata, immediate si dimostra di colore cenerognolo; e questo accade perché non à più oscurità dopo sè, ma in loco di quella à l'aria luminosa; e se tal fumo sarà di legne verdi e giovani, allora (tre n) non penderà in azzurro, (ma) perché, non sendo trasparente, e pien di superchia umidità, esso fa ufizio di condensata nuvola, che piglia in sè lumi e ombre terminate come se solido corpo fussi. E 'l simile fa l'aria, che la troppa umidità la rende bianca, e la poca infusa col caldo la rende oscura, di color di scuro azzurro; e questo (p) ci basta in quanto alla difinizion del colore dell'aria. Benché si potrebbe ancora dire, che, se l'aria (as) avessi per suo naturale colore esso azzurro (noi) transparente, seguirebbe che, dove s'interponessi maggior quantità d'aria infra l'occhio e l'elemento del foco, che quivi si comporrebbe il suo azzurro con maggiore oscurità, come si vede nelli vetri azzurri e ne' zaffiri, li quali si mostran tanto più oscuri, quanto essi son più grossi. E l'aria (ci fa il contrario) in questo caso adopra in retto contrario, con ciò sia che, dove più in quantità s'interpone infra l'occhio e la spera del foco, quivi (s) ci si mostra più biancheggiante, e questo accade inverso l'orizzonte; e quanto minor somma d'aria s'interpone in fra l'occhio e la spera del foco, tanto più oscuro azzurro ci si mostra ancora che noi stiano nelle basse pianure. Adunque, segue pur quel ch'io dico, che l'aria piglia l'azzurro mediante (li s) li corpuscoli dell'umidità, che pigliano li razzi luminosi del sole. Vedesi ancora la differenzia nelli attimi di polvere o nelli attimi del fumo, ne' razzi solari che passan per li spiraculi delle pariete in lochi oscuri, che l'un razzo pare essere cenereo, e l'altro del fumo sottile pare essere di bellissimo azzurro. Vedesi ancora, nell'ombre oscure delle montagne remote dall'occhio, l'aria, che si trova infra l'occhio e tale ombre, parere molta azzurra, e nella parte luminosa di tal montagnie non variarsi troppo del primo colore; ma chi ne vol vedere le ultime prove tinga una asse di diversi colori, fra li quali sia messo bellissimo nero, e sopra tutti sia data sottile e transparente biacca : allora si vedrà la chiarezza di tal biacca non si mostrare sopra nessun colore (pi) di più bello azzurro, che sopra il nero, ma diasi sottile e ben macinata.