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[I]
Natomia.
Se il core muta sito per la sua morte, o no.
La mutazione del core per la sua morte è equale alla mutazione che esso fa nella espulsione del suo sangue e qualche cosa meno. Questo si manifesta quando si vede li porci in Toscana, li quali passano il core alli porci con uno strumento detto spillo, con il qualle si trae il vin delle botti. E così, arroversciando il porco e fermandolo, ben ne li passano i'lato destro insieme col core con tale spillo, e mettendolo in dentro a dirittura. E se tale spillo passa il core quando è allungato, il core nella sua espulsione del sangue si raccorta e tira la ferita in alto, insieme colla punta dello spillo e, tanto, quanto elli alza la punta dello spillo di dentro, tanto abbassa il manico dello spillo di fora; e, poi, quando il core si distende e spigne in basso essa ferita, allora le parte di fori d'esso spillo fa moto contrario alla parte di dentro che si move insieme col moto del core. E così fa molte volte in modo che, al fine della vite, esso spillo esteriore rimane in mezzo alli stremi dove eran li ultimi moti contrari del core quando era vivo. E quando il core s'è interamente freddo, elli si ritira una minima parte e si raccorta per quanto era lo spazio occupato dal caldo, perché il caldo cresce o diminuisce quel corpo dov'egli entra o esce. E questo ho veduto più volte e ho osservato tali misure e lasciato stare tale strumento nel core insin che tale animale è sparato.
[II]
Sia adunque il core disteso ha, e il core raccortato ho, e questo è quando l'animale è in vita. E se lo spuntone, ovvero spillo, trova il core asteso quando lo passa in collo spillo fa, quando il core si raccorta la punta dello spillo a è portata in b, e la parte di fori del manico d'esso spillo dal f discende in g; e quando il core è morto, lo spillo resta in mezzo, o circa, alli sua moti stremi, cioè in o p.
[III]
Ed è dal maggiore al minore moto del core d'esso animale, circa la grossezza d'un dito e infine il core rimane colla sua punta for de' suo ordinario sito, circa la grossezza d'un mezzo dito. E avvertisci che non t'inganni nel tor tal misura, perché alcuna volta non farà mutazione il manico di tale spello dalla vita alla morte del core. E questo accade quando il core è ferito nel mezzo del cammino del suo raccortamento, nel quale resta quando è morto. E alcuna volta esso manico fa la mutazione maggiore, e questo avviene quando il core è ferito nella maggiore o minore sua lunghezza. E così farà tante varietà di distanzie quanto son varie le lunghezze o brevità del core quando è ferito. Ancora farà esso manico maggiore o minore mutazioni secondo che la punta dello spillo è piu o men penetrata nel core, perché se la punta del ferro passa tutto il core ella fa minor moto dal centro del suo moto, cioè dallo stato ch'ella non farebbe quando tale ferro avessi sol ferito il core nella parte dinanzi nel suo primo pariete. E in questo più non mi astenderò, perché di questi tal moti è fatto un trattato universale nel libro ventesimo delle potenzie delle lieve. E se tu stimassi che, essendo passato tutto il core che la lunghezza dello spillo non potessi osservare il predetto moto, per essere lui impedito dal primo pariete del core, tu hai a intendere che, nella astensione e dilatazione del core, ess tira o spigne la punta di tal ferro insieme col suo moto e il ferro che si trova nella prima pariete dilata tra su e giù la sua ferita, ovver move, a dir meglio, perché la retondità della grossezza del ferro non dilata, perché non taglia, ma porta con seco la ferita prima del core, condensando la parte del core che li è in contatto, ora dalla parte di sopra alla ferita, ora dalla parte di sotto. E tale rarefazione e condensazione è fatta con facilità da esso core quando è caldo, perché è più raro.
[IV]
c o è il costato; b m, a n è il core.
[V]
Qui, se 'l core si move su e giù, la ferita p non si move de sito ch'ell'ha con la punta del ferro nella ferita o, ma la ferita m si move insieme col ferro. E se il manico del ferro e move lui il core, esso moverà la ferita, p si moverà, e così la ferita m, ma più p che m, per esser più remota dal o immobile, ecc.
[Fig. 3]
a b c e m n o p
[Fig. 2]
a b c d e g n o
[Fig. 3]
a b c e m n o p